Il Jivanmuktiviveka di Vidyaranya. Affermazioni delle Scritture sulla Liberazione in vita.

Il Sannyasa è di due tipi, noti come Vividisha Sannyasa e Vidvat Sannyasa, ovvero la rinuncia del Ricercatore e la rinuncia del Conoscitore. Il primo tipo conduce alla liberazione dopo il trapasso (Videhamukti) e il secondo alla liberazione nel corso della vita (Jivanmukti). Il pre-requisito essenziale per entrambi i generi di Sannyasa è il distacco. Il distacco è di tre generi: debole, forte e molto forte. Il distacco che sopravviene in caso di talune calamità, come la morte di una persona cara o la perdita di beni, non può durare ed è definito debole. Tale temporaneo sentimento di distacco non rende la persona qualificata al sannyasa. La determinazione di non sposarsi, non avere figli e lasciare la vita laica è definita distacco forte. Vi sono quattro generi di Vividisha Sannyasa: Kutichaka, Bahoodaka, Hamsa e Paramahamsa. Il distacco che si definisce forte, rende la persona qualificata soltanto per i primi due generi di sannyasa, Kutichaka e Bahoodaka. Questi due ordini sono detti “Tridandin” poiché portano come segno distintivo tre lunghi bastoni sottili, legati insieme, simbolo della triplice rinuncia a tutto ciò che è connesso a corpo, mente e parola. I Kutichaka risiedono in un eremo solitario, mentre i Bahoodaka si spostano continuamente tra i vari luoghi sacri. La scelta tra le due opzioni dipende principalmente dalle proprie condizioni fisiche, se adatte agli spostamenti continui o meno.

Leggi tutto...
 
Henry Corbin: Mundus Imaginalis, o l’Immaginario e l’Immaginale - Parte 1
Offrendo le due parole latine mundus imaginalis come titolo di questa discussione, intendo provare a definire un ordine di realtà che corrisponda a un certo tipo di percezione, poiché la terminologia latina ha il vantaggio di fornire un punto di riferimento tecnico preciso, con cui confrontare i più o meno idonei equivalenti dei linguaggi moderni occidentali.

Ma farò subito un’ammissione. La scelta di queste due parole mi si impose qualche tempo fa, poiché non mi era possibile, per quello che traducevo o dicevo, essere soddisfatto dal termine ‘immaginario’. Non si tratta in nessun modo di una critica verso chi adopera per necessità questa parola, se cerchiamo insieme di giungere ad una sua positiva rivalutazione. A prescindere dai nostri sforzi, però, non possiamo evitare che il termine ‘immaginario’, nell’uso corrente e non deliberato, sia l’equivalente di non-reale, qualcosa che indica ciò che rimane estraneo all’essere e all’esistente – in breve, utopistico. Perciò ero assolutamente obbligato a trovare un altro termine se non volevo confondere i lettori occidentali.

Se indichiamo solitamente l’immaginario come irreale, utopistico, questo deve essere sintomo di qualche cosa. Di contro a questo sintomo, possiamo esaminare brevemente insieme l’ordine di realtà che io ho designato come ‘mundus imaginalis’  e cosa i teosofi islamici indicano come ‘ottavo clima’; esamineremo poi l’organo che percepisce questa realtà, precisamente, la coscienza immaginativa, l’Immaginazione cognitiva; e infine presenteremo alcuni esempi, tra i tanti altri ovviamente, che tratteggino la topografia  di questi intramondi, così come sono stati osservati da coloro che realmente sono stati lì.
Leggi tutto...
 
A.K. Coomaraswamy, Arte Cristiana e Arte Orientale
Da “The Christian and Oriental, or True, Philosophy of Art”
Ananda K. Coomaraswamy


Ho intitolato questa lettura sulla filosofia dell’arte “Cristiana e Orientale” perché prenderemo in considerazione una dottrina cattolica o universale, con cui le filosofie umanistiche dell’arte non possono essere paragonate o riconciliate, ma solo contrapposte; e “Vera” filosofia per la sua autorevolezza e per il suo contenuto. Non è fuori luogo affermare che io credo in ciò che scrivo: poiché tale studio può sussistere solo nella misura in cui lo studente riesce o meno a realizzare nella propria vita ciò che ha appreso; l’interdipendenza di fede e conoscenza si applica alla teoria dell’arte quanto a ogni altra dottrina. Nel testo che segue non distinguerò tra la tradizione cristiana e quella orientale, né citerò gli autori di capitoli e frasi: l’ho già fatto altrove e non temo che qualcuno immagini che io proponga tesi che considero mie, a prescindere dal fatto di non averle scritte di mio pugno. Non è la visione di qualcuno in particolare che tenterò di spiegare, ma la dottrina dell’arte che è propria della Philosophia Perennis, e che può essere riconosciuta ovunque non si è dimenticato che la “cultura” ha origine nel lavoro e non nello svago.
Leggi tutto...
 
Visioni di Shiva nel Mahabharatha
Sauptika Parva, Sections VI/ VII

Aswatthaman, figlio di Drona, disse: è tempo che io cerchi la protezione del potente Mahadeva! Riceverò protezione da quel Dio, fonte di ogni cosa benefica, signore di Uma, chiamato anche Kapardin,  adornato di una ghirlanda di teschi umani, che strappò l’occhio di Bhaga, colui che viene anche chiamato Rudra e Hara. Egli ha superato tutti gli dei in penitenze e prove. Cercherò perciò la protezione di Girisha (Shiva) armato del tridente.

Io cerco la protezione di colui che è chiamato il Feroce, Stanu, Siva, Rudra, Sarva, Isana, Iswara, Girisha; del benefattore munifico che è il Creatore e il Signore dell’universo; di Colui che ha la gola blu, che non  ha nascita, chiamato Sakra, che distrusse il sacrificio di Daksha, colui che è chiamato Hara; di quello la cui forma è l’universo, che ha tre occhi, che possiede miriadi di forme, che è il signore di Uma; di colui che abita nei campi di cremazione, che è colmo di energia, che domina le diverse specie di esseri sottili, Colui che possiede immortale potere e prosperità; di Colui che brandisce il bastone coronato dal teschio; che è chiamato Rudra, che porta le ciocche di capelli impastate sul capo e che è un Brahmacharin (celibe, puro).
Leggi tutto...
 
Henry Corbin: Mundus Imaginalis, o l’Immaginario e l’Immaginale - Parte 2
 II. L’IMMAGINAZIONE SPIRITUALE

Ora toccheremo un punto decisivo cui tutto il precedente discorso ci ha preparati, precisamente della facoltà che permette l'ingresso nel mundus imaginalis, la migrazione all’ “ottavo clima”. Qual è la facoltà per la quale avviene la migrazione – migrazione che segna il ritorno ab extra ad intra (dall’esterno all’interno), l’inversione topologica (intussuscezione)? Non si tratta dei sensi e nemmeno delle membra dell’organismo fisico, né del puro intelletto, ma del potere intermedio la cui funzione sembra essere di mediatore preminente: l’Immaginazione attiva. Cerchiamo di essere molto chiari nel parlare di questo. Si tratta della facoltà che permette la trasformazione degli stati spirituali interiori in stati esteriori, in visioni-eventi che simbolizzano quegli stati interni. Per mezzo di questa trasmutazione si completano tutte le forme di evoluzione nello spazio spirituale, ovvero, questa trasmutazione è ciò che spazializza lo spazio, che causa lo spazio, la prossimità la distanza e la lontananza che vi si riscontreranno.

Primo postulato è che l’immaginazione è una pura facoltà spirituale, indipendente dall’organismo fisico e, di conseguenza, capace di sussistere dopo la sua scomparsa. Sadra Shirazi, tra gli altri, si è espresso ripetutamente su questo punto con particolare intensità. Egli afferma che così come l’anima è indipendente dal corpo fisico materiale nel percepire le cose intelligibili, secondo il suo potere intellettuale, l’anima è egualmente indipendente riguardo il suo potere immaginativo e alle operazioni immaginative.
Leggi tutto...
 
Sri Vidya
Discorso di Sua Santità Paramacharya Chandrasekara Saraswati Swami del Kanchi Kamakoti Peetham a Vuyyuru, Andhra Pradesh, il 25 gennaio 1968

La maggioranza degli esseri umani desidera la felicità e ritiene che la felicità si compri col denaro. Per questa ragione lottano duramente per guadagnare soldi. Non c’è vera felicità in questo stile di vita. La vita è invece molto dura a causa degli ostacoli e degli insulti che si incontrano quotidianamente.

Tutte le persone di questo mondo sopravvivono e prosperano grazie alla competenza in una Vidya (conoscenza). Le professioni esercitate per guadagnare denaro sono chiamate arti (kalaas). Quello che facciamo per trovare felicità si chiama Vidya. Otteniamo la felicità se esercitiamo il nostro operato con tutto il nostro impegno e senza aspettarci alcun risultato. Anche le arti (kalaas) diventano Vidya se non ci aspettiamo da esse alcun  risultato "ardha kareecha vidya". Lo scopo della Vidya è la felicità (ananda). Scopi ultimi della Vidya sono la pace e l’uguaglianza. Solo così la Vidya diviene immortale (amruta). Tutte le altre opere sono destinate a perire.
Leggi tutto...
 

Libri per approfondire:

L'uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta Guénon René, Adelphi  

Introduzione generale allo studio delle dottrine indù Guénon René, Adelphi

I Veda. Mantramanjari Panikkar Raimon, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli 

La filosofia dell'arte cristiana ed orientale  Coomaraswamy Ananda K., Abscondita

Il grande brivido. Saggi di simbolica e arte Coomaraswamy Ananda K., Adelphi

Induismo e buddhismo Coomaraswamy Ananda K., SE

Miti dell'India e del Buddhismo  Coomaraswamy Ananda K.; Nivedita (suor), Laterza

La via regale della realizzazione yogadarsana Patañjali, Asram Vidya

Aforismi dello yoga Patañjali, Magnanelli

Lo Yoga. Immortalità e Libertà Eliade Mircea, BUR

Tecniche dello yoga Eliade Mircea, Bollati Boringhieri

Upanisad antiche e medie a cura di P. Filippani Roncon Bollati Boringhieri

Shiva e Dioniso Daniélou Alain, Astrolabio Ubaldini

I quattro sensi della vita e la struttura dell'India tradizionale Daniélou Alain, Neri Pozza

Miti e dèi dell'India Daniélou Alain, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Bhagavadgita  Adelphi - Bhagavadgita Feltrinelli