L’esito di secoli di pensiero razionalistico occidentale hanno ridotto le polarità oggettiva e soggettiva della conoscenza ad un singolo livello. Allo stesso modo il cogito di Descartes si basa sulla riduzione del soggetto conoscitore ad un singolo modello di consapevolezza, il mondo esteriore che questo ‘ente conoscitore’ percepisce limitatamente ad un singolo livello di realtà – non importa quanto la complessità spazio-temporale sia estesa oltre le galassie e gli eoni del tempo, passato e futuro. La visione tradizionale ha espresso, nell’insegnamento metafisico su cui si basano le tradizione d’Oriente e Occidente, al contrario, una visione gerarchica della realtà, non solo per quanto riguarda gli aspetti oggettivi, ma anche in ambito soggettivo. Non solo vi sono molti livelli di realtà che si dipanano dal piano materiale fino alla Realtà Assoluta e Infinita, ma vi sono anche molti livelli di realtà soggettiva o consapevolezza, molte stratificazioni del sé, fino al Supremo Sé Infinito ed Eterno, la Realtà Trascendente che ne è al di là. Inoltre, la relazione tra soggettivo e oggettivo non è legata a un singolo modello. Non c’è solo una forma di percezione o di coscienza. Vi sono modi e gradi di coscienza, a partire dalla cosiddetta “normale” percezione umana del proprio “ego” e di un mondo esterno, fino alla consapevolezza Ultima di Sé-essenza, in cui soggetto e oggetto della conoscenza si trovano unificati in una singola realtà al di là di ogni separazione e distinzione.
La consapevolezza di Sé, dal punto di vista della metafisica tradizionale, non è un semplice fatto biologico comune a tutti gli esseri umani. Esiste più di un livello di significato per “sé” e più gradi di consapevolezza. L’uomo è consapevole di sé, ma si può anche parlare di auto-controllo, che implica perciò nella vita di ogni giorno la presenza di un altro sé che controlla il sé inferiore. La tradizione, di conseguenza, parla chiaramente della distinzione tra il sé e il Sé , o del sé e dello Spirito che è il primo riflesso del Sé Supremo: perciò la distinzione primaria tra anima e spiritus, o tra nafs e r-uh nel pensiero islamico, e l’enfasi sul fatto che all’interno di ogni uomo vi siamo un uomo esteriore e un uomo interiore, un sé inferiore e un sé superiore. Per questo motivo la tradizione dice che l’io è del tutto distinto dal Sé supremo, dall’atman o l’ousia, come riflesso di esso e come porta solare attraverso la quale dobbiamo passare per raggiungere il Sé. La metafisica tradizionale è infatti prima di tutto un’autologia, per citare A. K. Coomaraswamy, per cui la conoscenza è definitivamente conoscere il Sé. L’had-it islamico “Chi conosce se stesso conosce il Signore” concorda con questa verità fondamentale.
Vi sono, inoltre, molti livelli che separano il sé dal Sé. Nella direzione discendente verso la manifestazione, il Sé viene ricoperto da molti corpi, molti involucri, che devono cadere per ritornare all’Uno. Perciò le tradizioni buddista e hindu parlano dei vari corpi sottili dell’uomo, e certi Sufi come Al-a' al-Dawlah Simn-an-I analizzano la “psicologia” dell’uomo interiore o dell’uomo di luce in termini di la.tt-a'if o corpo sottile che gli uomini “trasportano” in se stessi e che devono “attraversare” e poi abbandonare al fine di realizzare il Sé.
Al fine di raggiungere il Sé Ultimo mediante l’espansione della consapevolezza del centro della coscienza , l’uomo deve rovesciare il processo cosmogonico che ha cristallizzato l’irradiazione e la rifrazione del Sé all’interno di ciò che appare per mezzo del velo cosmico (.hij-ab) come esistenza relativa e separata. Questo rovesciamento deve necessariamente avere inizio con la negazione del sé inferiore, mediante l’offerta del sacrificio, che è un’eco successiva del sacrificio primordiale, che portò all’esistenza del cosmo. La dottrina della creazione del cosmo, sia che si trovi esposta in termini metafisici o mitici nelle varie tradizioni, è basata sull’idea della manifestazione del Principio, che è allo stesso tempo il sacrificio (lo yajna dell’induismo) del polo luminoso dell’esistenza, dell’uomo universale (al-ins-an al-k-amil), del Purusa, del Logos Divino che è anche luce, dello Spirito (al-r-u.h) che risiede in prossimità del Sé Ultimo e nel centro del cosmo.
Il Sé Ultimo nella sua interiore infinitezza è al di là di tutte le determinazioni e delle polarizzazioni cosmiche, ma lo Spirito o Intelletto, che è al contempo creato e increato, è altresì sua prima determinazione nella direzione della manifestazione. E’ Maya in Atman e il centro di tutti gli innumerevoli livelli dell’esistenza cosmica e universale. Mediante il suo “sacrificio” divengono manifesti gli elementi inferiori dell’ordine cosmico negli aspetti oggettivi e soggettivi. L’individuo umano, come viene esperito dagli uomini così separati dalla realtà dell’archetipo, è esso stesso un’eco che risuona sul piano cosmico dello Spirito e finalmente del Sé, ed esiste unicamente grazie al sacrificio originale del suo Principio celeste. Dunque, è mediante il rinnegamento di sé o il sacrificio che il sé può ridiventare Se-stesso e riconquistare il luminoso empireo da cui è disceso nel regno materiale.
L’auto-coscienza può cogliere il Sé Supremo supportata dal messaggio del Divino intelletto chiamato “Rivelazione” o Tradizione, in senso universale. Le porte attraverso le quali lo Spirito è disceso al livello dell’individuo umano sono ermeticamente sbarrate e protette da dragoni che nemmeno le forze angeliche possono vincere completamente. L’auto-consapevolezza derivante dall’esperienza dei legami psichici, di nuovi stati di coscienza, insieme agli alti e bassi della mente, in nessun modo ci porta ad avvicinare il Sé. I tentativi di espandere la consapevolezza per queste vie, comuni tra gli uomini moderni, ansiosi di spezzare la schiavitù del mondo materialistico che hanno creato, porta soltanto ad una espansione in senso orizzontale, non in senso verticale. Si ottiene un vagare senza fine nel labirinto della psiche e non la sua fine di fronte al Sole solitario. Solo il sacro può portare la coscienza ad espandersi nella direzione del Sé. Il Divino rivela all’uomo il Suo Nome Sacro, come una barca che trasporta l’uomo dal mondo limitato della condizione individuale alle sponde del mondo dello Spirito dove l’uomo è soltanto il suo autentico Sé. Perciò il famoso Sufi Man.s-ur al-.Hall-aj, per mezzo del quale il Sé disse “Io sono la Verità” (ana'l-.Haqq), in un celebre verso prega il Sé di rimuovere il velo che separa l’io illusorio dell’uomo dal Sé che è il solo ‘io’ in senso assoluto.
“Tra me e Te il mio ego-ismo è in conflitto Con la Tua grazia rimuovi il mio ego-ismo che ci separa”
Con l’aiuto del messaggio e della grazia che provengono dal Sé, il sé inferiore o anima è in grado di congiungersi allo Spirito nel matrimonio alchemico tra l’oro e l’argento, il re e la regina, la sposa celeste e lo sposo terrestre, che è lo scopo di tutto il lavoro iniziatici. E poiché l’amore è anche morte e il matrimonio morte oltre che unione, la perfezione del sé implica innanzitutto la negazione dello stesso sé, poiché morte è rinascita, e colui che abbia compreso di essere nulla è in grado di accedere alla Divina Presenza. L’unico sacrificio che l’uomo può offrire a Dio è se stesso, e compiendo questo sacrificio nella pratica spirituale, egli riporta il sé al Sé e conquista la consapevolezza del vero “io” interiore, che è il solo che può dire “Io sono”. Come disse Rumi nei suoi celebri versi:
“Morii come minerale e divenni una pianta, Morii come pianta e tornai come animale, Morii come animale e fui uomo. Perché dovrei avere paura? Mi fu tolto qualcosa morendo? Ancora una volta morirò come uomo, per ascendere Con la grazia degli angeli; ma perfino la natura angelica Devo superare: tutto tranne Dio deve perire. Quando è stata sacrificata anche l’anima dell’angelo Diventerò quello che nessuna mente può concepire. Oh, che io possa non esistere! Poiché la Non-esistenza Risuona come le note di un organo: “A Lui dobbiamo ritornare!”.
Uno dei fattori che distinguono più nettamente la metafisica tradizionale da quel genere di filosofia occidentale post-medievale che oggi si chiama metafisica è che la metafisica tradizionale non è una mera speculazione sulla natura della Realtà, ma una dottrina che concerne la natura del Reale combinata a metodi operativi rivelati dall’Origine o Realtà Assoluta, per consentire al sé o all’anima, come intesi comunemente, di ritornare alla dimora del Sé. Il Sé Ultimo non può essere avvicinato per mezzo dei soli sforzi compiuti dall’individuo, e nessuna delle conoscenze umane intorno alla psiche può incrementare la consapevolezza o la coscienza del sé che conduce infine al Sé Ultimo.
Le discipline contemplative di tutte le tradizioni d’oriente e d’occidente insistono infatti sul primato della consapevolezza del sé e della sua natura. Come disse il maestro zen Dogen nel XIII sec. “Studiare il buddismo significa niente altro che indagare sulla vera natura dell’ego (o del sé)”. La celebre affermazione di Cristo che il Regno di Dio è dentro di voi è ugualmente una conferma del primato del cammino interiore verso il Sé Ultimo come obiettivo della vita religiosa.
La psicologia tradizionale, che non si deve confondere con gli studi della psicologia moderna, è strettamente unita alla metafisica tradizionale, poiché contiene gli strumenti con cui l’anima può comprendere la propria struttura e con l’aiuto dell’appropriata disciplina spirituale trasformare se stessa per realizzare in fine Se-stessa. Lo stesso si può dire della scuola buddista Mahayana, come delle varie forme di Yoga nell’Induismo, o delle scuole contemplative di Giudaismo, Cristianesimo e Islam. In quest’ultima tradizione, per esempio, esiste una vera e propria scienza dell’anima basata sul progressivo perfezionamento e trasformazione del sé nel Sé. In arabo, la parole nafs significa allo stesso tempo anima, sé ed ego. Nel senso inteso comunemente, il nafs è l’origine della limitazione, della passione e dell’inerzia, la causa di tutto ciò che rende l’uomo egoista ed ego-centrico. Questo nafs che è detto nafs al-amm-arah (l’anima che ispira il male), secondo la parole del Corano, deve essere trasfigurato attraverso la morte e la purificazione. Deve essere controllato dal sé superiore. Con l’aiuto dello Spirito, il nafs al-amm-arah viene trasformato nel nafs al-laww-amah (l’anima pentita), conquistando una più grande consapevolezza della propria natura, consapevolezza resa possibile dalla trasformazione della sua sostanza. Nel passaggio successivo dell’alchimia della trasformazione interiore, il nafs al-laww-amah si trasforma nel nafs al-mu.tma'innah (l’anima pacificata), raggiungendo uno stato in cui si consegue la conoscenza certa e il riposo della pace, poiché si è scoperto il proprio centro nel Sé. In fine, secondo certi Sufi, il nafs al-mu.tma'innah si trasforma nel nafs al-r-a.diyah (anima soddisfatta) che ha ottenuto tale perfezione da meritare di essere la sposa perfetta dello Spirito, quindi di ritornare al Signore, come afferma il Corano, e infine realizzare il Sé mediante il proprio annichilimento (fan-a') che porta a stabilirsi (baq-a') in Dio.
La scienza dell’anima tradizionale, insieme ai metodi operativi di realizzazione, quale la si può trovare in ogni tradizione autentica, è lo strumento con cui l’auto-coscienza si espande fino a raggiungere l’empireo del Sé Ultimo. Questa scienza tradizionale è il risultato di prove dirette e di esperienza da parte di coloro che hanno esplorato questa vasta sfera con l’aiuto della guida spirituale. E’ una scienza non limitata dai fenomeni o dalle contingenze che si avvicendano nella psiche o che sono espresse dall’individuo ordinario. Piuttosto, è determinata dal mondo del noumeno, dalla Sostanza cui tutti i fenomeni in ultimo fanno ritorno, e per la quale samsara e nirvana sono indifferenti.
La cosmologia tradizionale, dal punto di vista pratico del perfezionamento dell’anima e del cammino del sé verso il Sé, è vista come una forma della scienza sacra dell’anima, una forma di autologia. Il cosmo può essere studiato come una realtà esterna le cui leggi sono studiate dalle varie scienze. Ma può essere studiato anche con la visione di incrementare l’auto-coscienza e come sussidio nel cammino verso il Sé Ultimo. In questa direzione, il cosmo diventa non un oggetto esterno ma un mistero che il ricercatore della Verità percorre, che viene interiorizzato nell’intimo del viaggiatore fino al punto che il suo attraversamento è espansione l’auto-conoscenza e conquista di livelli superiori di coscienza. Per citare di nuovo Rumi:
“Le stelle del cielo sono sempre riportate alla luce dalle anime dei puri, simili a stelle. La volta esteriore del cielo, lo Zodiaco, ci può controllare; ma la nostra essenza interiore controlla il cielo. Formalmente tu sei il microcosmo, in realtà sei il macrocosmo; sebbene sembri che il ramo sia l’origine del frutto, in realtà il ramo esiste solo per il frutto. Se non vi fosse speranza, non desiderio di questo frutto, perché il giardiniere coltivò l’albero? Dunque l’albero fu piantato per il suo frutto, anche se sembrano esserci altre ragioni. Perciò Maometto disse: “Adamo e gli altri profeti vennero nel mio nome”; Ecco perché quel maestro di tutta la conoscenza ha dichiarato allegoricamente “Noi siamo gli ultimi e i primi”. Perciò io sembro essere nato da Adamo, in realtà io sono l’antenato di tutti gli antenati. Adamo nacque da me, e per me conquistò il Settimo Cielo”
Il processo mediante il quale l’uomo diventa Se-stesso e realizza la sua vera natura non possiede solo un aspetto cosmico. E’ dotato per di più di un forte valore sociale. In una società in cui al sé inferiore è concesso di cadere sotto il suo stesso peso, in cui il Sé Ultimo e i mezzi per realizzarlo sono stati dimenticati, in cui non vi è principio superiore che l’individualismo, non può esserci che il massimo grado di conflitto tra tutti gli ego limitati che reclamano per sé diritti assoluti, di solito in conflitto con le pretese di altri ego – diritti che appartengono solo al Sé. In tale situazione persino la virtù spirituale della carità si ammanta di sentimentalismo. La scienza tradizionale dell’anima insegna invece come vedere solo il Sé che risplende, anche se fioco, al centro di se stessi e di ciascun essere. Tale atteggiamento si basa sull’amore per il Sé, che non implica egoismo, ma necessita di amore per gli altri, che nel profondo sono lo stesso, unico sé. Come ha detto Maister Eckhart: “Amando il Tuo Sé, amerai tutti gli uomini come il tuo stesso Sé”. La rara presenza nella società umana di quelli che hanno realizzato il Sé Ultimo ha un invisibile effetto su tutti i membri di una società, molto oltre di quanto uno studio esteriore delle loro relazioni potrebbe rivelare. Tali uomini non sono soltanto un canale di grazia per l’intera società, ma l’incarnazione vivente della Verità: la consapevolezza di sé può condurre al Sé Ultimo solo mediante il sacrificio dell’individuo e la conoscenza dei propri limiti, e l’unica via per essere davvero caritatevoli in senso completo è vedere il sé in tutti i sé e perciò agire caritatevolmente nei confronti del prossimo, non come se si trattasse di me stesso, ma perché questi è il centro dell’essere me-stesso. L’amore per gli altri esseri è metafisicamente significativo solo come funzione della consapevolezza, non della nostra individualità limitata, ma del Sé Ultimo. Ecco perché l’ingiunzione evangelica è di amare prima Dio poi il prossimo. La conoscenza di sé in questa relazione rivela la sua realtà di base: che la vita interiore dell’uomo lascia una traccia profonda nell’ordine sociale anche senza fare nulla, e che l’armonia sociale è ottenibile soltanto quando i membri di una società sono in grado di controllare le pulsioni inferiori dell’io con l’ausilio degli strumenti che solo il Sé Ultimo può fornire loro.
Per citare ancora Dogen, “Osservare la disciplina secondo l’insegnamento del Buddha, significa trovare il giusto accordo con il proprio io. Essere disciplinati in accordo con l’io significa semplicemente dimenticarsi di esso. Dimenticare l’io significa diventare illuminati dalle cose. Diventare illuminati dalle cose significa obliare la distinzione tra il proprio (cosiddetto) ego e il (cosiddetto) ego di altre cose”
Le scienze tradizionali dello spirito affrontano diffusamente le questioni legate alla percezione, l’esperienza interiore, il contatto e la comunicazione con altri esseri coscienti e simili. Ma l’interesse centrale, sopra ogni altro è la questione della natura del Sé , del centro della coscienza, del soggetto che dice “io”. Infatti uno degli strumenti principali per conseguire il Sé Ultimo è l’investigazione profonda della natura dell’io, così come fu conosciuta dal grande santo contemporaneo dell’Induismo, Sri Ramana Maharshi.
Come la consapevolezza si espande e si fa profonda, la coscienza della realtà dell’unico io inizia ad emergere, sostituendosi alla coscienza ordinaria che non vedeva altro che molteplici echi dell’io pervadere il piano della manifestazione cosmica. La consapevolezza dell’unico io come origine di tutta la coscienza porta colui che ha realizzato tale verità a cantare con Attar: “Tutto ciò che tu sei stato, hai visto e hai pensato Non tu, ma io sono stato, ho veduto e ho pensato”.
[…]
da “SELF-AWARENESS and ULTIMATE SELFHOOD” di SEYYED HOSSEIN NASR Imperial Academy
Teheran, Iran
in http://www.crvp.org/book/ISM/MASTER-2.htm
|
| Libri per approfondire:  L'immaginazione creatrice. Le radici del sufismo Corbin Henry, Laterza Il pellegrinaggio in Oriente di Henry Corbin Giuliano Glauco, La Finestra Editrice L'alchimia come arte ieratica Corbin Henry, Aragno Henry Corbin et le comparatisme spirituel. Actes du Colloque du GESC (Sorbonne, 5-6 juin 1999) Arché Storia della filosofia islamica. Dalle origini ai giorni nostri L'uomo di luce nel sufismo iraniano Corbin Henry, Edizioni Mediterranee Corpo spirituale e Terra celeste. Dall'Iran mazdeo all'Iran sciita Corbin Henry, Adelphi Il paradosso del monoteismo Corbin Henry, Marietti | Mathnawi. Il poema del misticismo universaleJalal al Din Rumi, Bompiani Il libro del sé divino Ibn Arabi, Il Leone Verde La scienza iniziatica Al-Qaysari Dawud, Il Leone Verde La domanda essenziale. Dialogo sulla verità suprema Qashani, Il Leone Verde Il mistero dei custodi del mondo Ibn Arabi, Il Leone Verde Le meraviglie del cuore Al Ghazâlî, Il Leone Verde La scala di luce. Tre antichi testi di scuola malamati As-Sulami, Il Leone Verde La vigilanza e l'esame di coscienza Al Ghazâlî, Il Leone Verde
Introduzione al sufismo Sulami Abd Al Rahman, Il Leone Verde Il libro delle profondità interiori (Fihi-ma-Fihi) Jalal al Din Rumi, Luni |
|