Il Dualismo e la Tradizione Mazdea
Il dualismo, o la dottrina che professa l'esistenza sottoposta a due principi antitetici, è spesso stato ascritto come una caratteristica peculiare della religione Mazdea, o Zoroastrismo. Questa determinazione si è imposta talvolta con eccessiva rigidità nella storia di questa fede, individuando forze positive e negative operanti a livello spirituale come sul piano fisico. Una breve considerazione deve essere svolta per chiarire l'elaborazione teologica della natura di queste due forze. In un documento, scritto in Persiano Medio o lingua Pahlavi, nel nono secolo della nostra era, un teologo Zoroastraino di nome Mardanfarrokh I Ohrmazddadan espone questa spiegazione: 'E' esplicitamente rivelato che esistono due principi originari e non altri. Inoltre, il bene non può scaturire dal male, né il male dal bene. Dunque, si deve comprendere che qualcosa di completamente perfetto in termini di bontà non può originare il male. Se così fosse [che il bene produce il male] non sarebbe perfetto, poiché quando qualcosa è definito perfetto, non c'è posto [in esso] per niente altro. Quando non c'è spazio per altro, null'altro può provenire da esso. Poiché Dio è perfetto in termini di bontà e saggezza, il male e l'ignoranza non possono provenire da Dio. Se ciò fosse possibile [che il male venga da Dio], Dio non sarebbe perfetto, e se Dio non fosse perfetto e buono non sarebbe possibile adorarlo come il creatore giusto.' Questo passaggio risale all'epoca in cui i Mazdei erano sottoposti alla pressione musulmana per abbracciare la conversione all'Islam. In tale situazione, queste parole erano destinate a rafforzare la fede dei Mazdei che vivevano sotto la dominazione islamica, richiamando l'attenzione sull'aspetto fondamentale nella religione iranica: il dualismo cosmico. L'autore sottolinea perciò il contrasto tra i principi mazdei, l'adorazione di Ahura Mazda, il creatore, e la condanna di Angra Mainyu (Ahreman), il demone distruttore, e i principi della venerazione monoteista di Allah che, secondo la fede islamica, è la suprema origine del bene e del male.
Il tema affrontato da Mardanfarrokh I Ohrmazddadan non è nuovo. Si tratta del problema centrale, sotto molti aspetti, del Mazdeismo, precisamente l'onnicomprensiva battaglia tra il bene e il male, rappresentata da Ahura Mazda contro Angra Mainyu, la verità contro la menzogna, la saggezza che illumina l'ignoranza, la vita che tiene in scacco la morte. Gli uomini sono chiamati a prendere parte a questa grandiosa battaglia, poiché il dogma dichiara che ogni uomo è nato per combattere il male (conosciuto anche come menzogna). Un passaggio del Bundahishn o Libro della Creazione, narra del convegno all'inizio dei tempi in cui "Ahura Mazda convenne insieme alla consapevolezza e all'anima umana immortali, e accordata a tutta l'umanità l'onniscienza, chiese: 'Volete che vi faccia dotati di un corpo per combattere il male e annientarlo, e quindi risorgere perfetti e immortali? o volete essere protetti contro l'avversario? Quale opzione vi sembra più vantaggiosa?' Le anime immortali degli uomini seppero, grazie all'onniscienza, di come Angra Mainyu affliggeva il mondo materiale e che infine l'avversario sarebbe stato vinto. Quindi accettarono di entrare nel mondo materiale". La nozione di un dualismo assoluto, universale, in cui Dio e suoi devoti sono costantemente impegnati nella sfida al male, si ritrova in molteplici caratteristiche della vita dei mazdei, dalla politica all'arte, alla letteratura. Echi del Bundahishn e del Shkand Gumanig Wizar informano la vita degli adoratori di Mazda durante tutto il medioevo, interessando un periodo tra il sesto e il sedicesimo secolo della nostra era. Eppure, ci si può domandare se la nozione zoroastriana di dualismo sia sempre stata così accentuata oppure se le sue posizioni più estreme si siano sviluppate gradualmente, partendo dalla sfera etica della fede, fino a coinvolgere la vita quotidiana degli zoroastriani.

L'insegnamento di Zarathustra.

Il profeta Zarathustra si ritiene sia vissuto tra il quindicesimo e il dodicesimo secolo prima di Cristo, tra le popolazioni tribali iraniane situate a nordovest del fiume Sry Darya o fiume Oxus, nell'Asia centrale. E' probabile, in base ai riferimenti degli inni, o Gatha, che il profeta in origine appartenesse ad una setta detta degli Zoatar, o degli offerenti, che servivano gli antichi iraniani. Di conseguenza Zarathustra avrebbe avuto familiarità con il pantheon, i riti, le preghiere, la demonologia e i miti di quei popoli. Le sezioni più antiche delle raccolte di preghiere agli dei suggeriscono che Ahura Mazda non era particolarmente venerato in epoca pre-zoroastriana, piuttosto predominava il culto di Mitra e Angra Mainyu era forse del tutto sconosciuto. Invece il concetto di 'asha', simbolo di verità e rettitudine, e il suo opposto 'durg', falsità e peccato, erano già presenti nel periodo più antico. Zarathustra elevò Ahura Mazda, il dio della saggezza, alla posizione di unico Dio, associando la sua figura al concetto di asha, fino a farne il creatore di ogni cosa buona. Quale fonte della verità, la natura di Ahura Mazda, o la sua ipostasi, sarebbe stata rappresentata negli inni del profeta con il temine Spenta Mainyu, ovvero Spirito Santo. Parimenti, in associazione con durg, si indicò Angra Mainyu o lo spirito ostile.

Superficialmente può sembrare che il profeta Zarathustra, associando asha con Ahura Mazda, o Spenta Mainyu, e durg con Angra Mainyu, abbia postulato un dualismo assoluto tra il bene e il male. Sebbene è chiaramente espressa una forma di dualismo tra bene e male, rettitudine e falsità, verità e menzogna, nella visione di Zarathustra e nel suo insegnamento, dobbiamo concludere che si tratti di una bipartizione del mondo tra elementi santi ed elementi ostili? Piuttosto, ogni ente individuale, e le cause che sostiene, si pongono di fronte a una alternativa di scelte, un dualismo etico, non cosmico.

E' importante ricordare che, secondo i Gatha, Spenta Mainyu scelse asha, mentre Angra Mainyu scelse durg e da allora, ogni essere senziente segue uno a l'altro dei principi. Zarathustra è ricordato per aver detto ai suoi seguaci: "Questi due spiriti, che erano in origine gemelli, si separarono consapevolmente. Essi si distinguevano in buono e cattivo, nei pensieri, parole e azioni. Il saggio scelse la cosa giusta, ma non altrettanto fece l'ignorante. Quando i due spiriti erano insieme, in origine, crearono l'esistente e l'inesistente, così coloro che seguono la falsità ne avranno in cambio l'esistenza più misera, mentre coloro che seguono la rettitudine, ne riceveranno chiarezza. Dei due spiriti, quello ostile scelse di operare le azioni peggiori. Lo spirito santo, perfettamente saldo, scelse la rettitudine, come fanno coloro che soddisfano Ahura Mazda con le buone opere. Alcune divinità non fecero la scelta giusta tra i due spiriti e, di conseguenza, si affiancarono allo spirito collerico per affliggere l'umanità" (Gatha 30:3-6). Vediamo perciò che gli esseri umani, come gli esseri soprannaturali (detti deva) sono chiamati a compiere una scelta attiva tra il bene e il male. Oltre alla possibilità di scelta, la relazione tra Ahura Mazda e Angra Mainyu si presenta, a livello linguistico, di genere comparativo, piuttosto che in termini assoluti: "il migliore e il peggiore" (Gatha 30:3.2). [...]
La stessa modalità comparativa è utilizzata in un altro verso dei Gatha, in cui Zarathustra si rivolge ai suoi accoliti: "Ora vi parlerò di quando tra gli spiriti, all'inizio dei tempi, il più santo disse a quello ostile, 'Non i nostri pensieri, non i nostri insegnamenti, non la nostra volontà, non le nostre scelte, non le parole, le azioni o le coscienze, né le nostre anime sono in accordo '" (45:2) Abbiamo qui uno spirito definito più santo che si differenzia dal suo gemello ostile, e quindi, ancora, tracce della stessa natura comparativa a segnare la differenza tra i due principi.

Questi passaggi suggeriscono che piuttosto che sostenere la contrapposizione tra due principi - e le rispettive personificazioni - Zarathustra concedesse una posizione più fluida. Forse, nell'utilizzare una terminologia comparativa, volle confutare la visione prevalente tra i sacerdoti e i veggenti dell'epoca che riconoscevano i due principi come semplici forze della natura, su cui gli uomini avevano ben poco controllo (Gatha 32:3,5). Sollevando la questione della scelta, Zarathustra diede alla gente la speranza di influire sul proprio destino.
Considerando queste evidenze, sembra improbabile che il primo zoroastrismo si concentrasse sulla battaglia tra le due forze soprannaturali, o sulle entità spirituali associate ad esse. In nessuno degli inni il profeta postula una totale separazione del cosmo nei blocchi del bene e del male. Invece, il dualismo etico rappresenta uno dei fattori - insieme alla scelta e al sacrificio, di cui parleremo - impiegati da Zarathustra per spiegare il mondo e la situazione umana. [...]

Il contributo dei Magi.

La prima testimonianza scritta sulla presenza delle tribù Iraniane si trova negli annali militari assiri. La loro presenza è attestata nelle province iraniane occidentali e sud-occidentali del Kurdistan e del Fars, nella metà del IX secolo AC. L'espansione di queste popolazioni sul territorio portò a chiamare l'area con il nome dell'etnia: Iran. All'interno di queste tribù era riconosciuto un gruppo sacerdotale, i Magi. I Magi adottarono l'insegnamento di Zarathustra in un periodo incerto, precedente o contemporaneo all'occupazione del territorio dell'Iran. Il popolo sentiva il bisogno di una fondazione rituale che lo riunisse in una comunità, distinta dalle altre con cui entrava in contatto nei territori assiri e babilonesi, al fine di assicurare la propria sopravvivenza e la crescita negli anni a venire. I Magi contribuirono a esaudire questo bisogno modificando il messaggio di Zarathustra per adattarvi altri elementi, quali l'avversione per alcuni animali, come rettili e insetti, l'incorruttibilità della natura, l'esposizione dei morti agli elementi. Erodoto annota nelle Storie (1:101, 132-140) che tutte queste espressioni erano in origine peculiari dei Magi. Contemporaneamente, i Magi orientarono l'uso del sapere e dei riti a determinare l'ereditarietà esclusiva del lignaggio sacerdotale.
Le variazioni apposte al dualismo di Zarathustra si incontrano nei primi scritti dei Magi, in particolare nell'Avesta Vendidad o Legge Contro i Demoni. All'epoca della redazione di questi testi, circa il tredicesimo secolo dopo Cristo, si verificarono alcuni cambiamenti sostanziali nella trasmissione della dottrina. Il Videvdad illustra le modifiche che, con i Magi, furono introdotte nel sistema duale di Zarathustra, fino a comprendere una divisione del cosmo secondo le linee di demarcazione del bene e del male, a livello fisico quanto a livello spirituale. Alcune creature animali, i bovini, i cani, i cavalli e molte piante furono raffigurate come benefiche, a causa della loro utilità per l'uomo. Altre, come lupi, topi, serpenti, rane e formiche furono classificate nocive, per il loro potenziale pericolo. Le creature benefiche si ritennero create da Ahura Mazda per assistere l'umanità, mentre quelle nocive si ritennero provenire da Angra Mainyu per recare danno. Allo stesso tempo si codificarono regole elaborate allo scopo di impedire la contaminazione del mondo materiale. A questo proposito i Magi affermavano che lo spirito ostile Angra Mainyu aveva creato il demone dei cadaveri, Druksh Nassush, i cui effetti venefici si potevano propagare dagli uomini e dagli animali fino al fuoco, all'acqua e alla terra. Molte cerimonie furono stabilite per purificare la natura qualora fosse affetta da una forma di contaminazione. La credenza nel demone dei cadaveri portò alla formulazione di un rito funebre che prevedeva che i corpi dei defunti fossero lasciati ad essiccare all'aperto, in luoghi disabitati o elevati, fino ad espellere il demone affinché non potesse contagiare i viventi. In epoche successive questa usanza fu all'origine dell'edificazione di apposite torri funerarie, in cui si deponevano i defunti. Il timore della contaminazione non si limitava alla vita materiale, ma l'eventuale impurità avrebbe continuato ad affliggere l'anima anche nell'aldilà. Al fine di garantirsi da questo pericolo, si formularono anche una serie di rituali finalizzati all'esorcismo del maligno. Alcuni di essi, come semplici atti di purificazione, esigevano pochi minuti, altri potevano durare anche nove giorni e nove notti.
Nel VI secolo AC, Dario I imperatore Achemenide, allargò la concezione del dualismo cosmico identificando la ribellione alla legge al tradimento dei dettami di rettitudine di Ahura Mazda, quindi come asservimento alla menzogna: "La menzogna li ha resi ribelli" (Behistun Inscription 4:34). Tuttavia, durante il primo periodo dell'impero Sasanide, il dualismo non sembra essere l'elemento centrale della dottrina Zoroastriana. Non sono menzionate ideee dualistiche nelle iscrizioni di Shapur I, del terzo secolo DC. Ma quando il successivo regnante Sasanide si trovò ad affrontare un altro pretendente al trono, si rivolse prontamente ai dogmi della religione Zoroastriana e ai suoi sacerdoti per ottenere legittimazione autorevole. [...] Dottrine e rituali improntati al dualismo furono utilizzati per identificare i Sasanidi come regnati eletti da Dio, il cui compito consisteva nel proseguire il mandato del bene nel regno, dimostrandosi efficaci al mantenimento del potere. Il supporto dei regnati fu di grande aiuto nel consolidamento del dualismo cosmico nella visione della società iraniana, supportando l'opera dei Magi, già impegnati a sradicare alcune pratiche religiose diffuse tra il popolo per imporre la propria ortodossia.

Il nesso tra dualismo, rituale e potere si trova nei miti della cosmogonia che fanno derivare tutte le forme del male da Angra Mainyu, quando questi invase il mondo. La visione generale di questo mito ha radici nelle antiche pratiche sacrificali Proto-Indo-Europee. I teologi Zoroastriani diedero alla narrazione un particolare taglio duale, per cui mentre Ahura Mazda si adoperava per riprodurre gli esseri viventi, Angra Mainyu sacrificò i primi nati. Per le sue azioni distruttive, ad Angra Mainyu venne attribuito il nome dispregiativo di Gannag Menog, o spirito corrotto. Nel medioevo questo mito divenne la rappresentazione di una originaria inimmaginabile battaglia tra le forze di Ahura Mazda - guidate dai re legittimi e dal clero ortodosso, seguiti dalle schiere degli uomini pii e delle creature benefiche - contro il potere maligno - riunito attorno al falso re e ai sacerdoti eterodossi, assistiti dagli uomini corrotti e dalle belve feroci.[...] Il Libro della Creazione offre ulteriori dettagli sul dualismo delle potenze e infine riporta la descrizione di come il male che è penetrato nel mondo materiale ne sarà scacciato alla fine dei tempi, all'interno di una sequenza escatologica in cui gli umani guadagneranno la vita eterna per avere assistito Ahura Mazda. In seguito alla visione medioevale del dualismo cosmico, il male e la contaminazione erano percepiti dagli Zoroastriani come sempre presenti nel mondo e diverse usanze furono diffuse dai Magi allo scopo di preservare la vita di ogni giorno, per ogni aspetto della vita, il sesso, la nascita di figli, le mestruazioni, il cibo, l'igiene personale, il matrimonio. Ogni nuova prescrizione trovava giustificazione nell'aiutare asha e Ahura Mazda ad annientare durg e Angra Mainyu, e perciò permettere alle anime umane di assicurarsi il paradiso. Queste regole e consuetudini divennero parte dello stile di vita Zoroastraino, sotto l'attenta supervisione dei sacerdoti. In questo modo, con la mitologia, i riti e la politica, il dualismo si estese gradualmente dalla distinzione etica all'antagonismo cosmico.

Ovviamente, non tutti gli Zoroastrani vissuti nel medioevo condividevano la dottrina del dualismo assoluto, che era stata aggiunta alla versione etica originale. Non sappiamo esattamente quanto l'estremismo si fosse reso popolare tra le masse, tra i nobili o gli intellettuali. Probabilmente la lenta ma stabile diffusione dello Zurvanismo, che predicava Ahura Mazda e Angra Mainyu come due entità gemelle, nate dalla divinità unica chiamata Zurvan, riflette un desiderio di ritorno a un dualismo etico fluido o addirittura una propensione verso una formula quasi monoteistica. Forse presente come ramo minore dello Zoroastrismo fin dall'epoca Achemenide, al visione Zurvanita sembra essersi propagata tra le classi più elevate della società iraniana durante l'ultimo secolo del regno Sasanide, perfino con un certo favore istituzionale. Ma lo Zurvanismo scomparve in seguito alla conquista musulmana dell'Iran (VII-VIII sec. DC) poiché la sua dottrina monoteistica si prestò meglio all'assorbimento nella fede islamica.

La dottrina ortodossa del dualismo cosmico sopravvisse nello Zoroastrismo anche dopo la diffusione dell'Islam tra le popolazioni dell'Iran. Il mago Zadspram i Juwanjaman, nel IX secolo, riproduce esattamente il disegno del dualismo nella visione dei suoi scritti, in cui la separazione tra Ahura Mazda e Angra Mainyu è tratteggiata in una scena in cui Dio si beffa dell'avversario con le parole: "non sei onnipotente, menzogna". Gli Zoroastriani che migrarono dall'Iran alle regioni occidentali dell'India intorno al 936 DC, i Parsi, portarono con loro la dottrina dei sacerdoti. [...]
Solo con l'avvento dei missionari protestanti cristiani in Iran e India, la dottrina del dualismo cosmico e i suoi riti iniziarono lentamente a mitigarsi. Il Rahbar -I din-I Jarthushti, o Guida alla religione Zoroastriana, composto in Gujarati nel diciannovesimo secolo dall'alto sacerdote Erachji Sohrabji Meherjirana è un esempio letterario in cui il dualismo cosmico è estremamente ridotto e solo una volta il testo nomina Angra Mainyu. Il Catechismo della Religione Zoroastriana di Sir Jivanji Jamshedji Modi, del 1911, e i Discorsi sullo Zoroastrismo di Godrej Dinshaw Sidhwa, del 1985, hanno ulteriormente focalizzato la fede Zoroastriana lontano dai concetti del dualismo cosmico. Molti Zoroastriani dei nostri giorni aderiscono a una spiegazione etica, piuttosto che cosmica, della fede dei loro padri. Altri si sono rivolti a una forma di monoteismo in cui Ahura Mazda è considerato l'origine suprema di tutte le creature e gli eventi, buoni e cattivi [...]

Professor Dr. Jamsheed K. Choksy

http://www.iranian.ws/iran_news/publish/article_7129.shtml
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