Raniero Gnoli, Ricordo di Giuseppe Tucci (5 giugno 1894 – 5 aprile 1984)
 Conobbi Giuseppe Tucci nel 1948, appena lasciai il Liceo. Scendeva dal tram, dalla parte di viale Regina Margherita (abitava allora a piazza Vescovio), e s’avvicinava a passo spedito verso la Facoltà di Lettere, dove teneva lezione, sovente con libri e lunghi manoscritti tibetani sotto il braccio, svolazzanti. Lo ricordo ancora distintamente, coi capelli castani un po’ arruffati, la grande fronte tagliata da rughe profonde, gli occhi trasparentissimi e quasi fanciulleschi. L’anno successivo, appena in grado di seguirlo, cominciai ad ascoltare le sue lezioni. Leggevamo (s’era, come sempre, pochissimi) testi in sanscrito, perloppiù di logica o di religione, e ascoltavamo, una volta la settimana, la sua lezione generale sulle filosofie e religioni dell’India e dell’Estremo Oriente, la quale, ovviamente, era assai più frequentata. Ma non di me e dei miei ricordi personali debbo qui parlare, quanto (ma chi legge, confido, mi perdonerà se verrò meno talvolta al mio assunto) di lui in se stesso, cercando anzi di rintuzzare il sentimento d’affetto che ebbi per lui, perché non i sentimenti e gli affetti – egli qui mi direbbe – son quel che più conta, ma solo l’opera compiuta, solo questa sopravvivenza, nella sua fecondità infinita, alla fugacità dell’uomo ed alla fama e memoria stessa, che, come dice il Petrarca, è «morir secondo». «Le azioni (così in una stanza buddhistica ripetuta infinite volte) le azioni non si estinguono neanche in centinaia di evi cosmici, ma, giunti il momento e le condizioni opportune, fruttificano per i viventi».
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Sri Ma Anandamayi (30 aprile 1896 – 27 agosto 1982)
 Sri Ma Ananadamay è riconosciuta oggi come una grande personalità spirituale.  Nacque nel 1896  e raggiunse il MahaSamadhi all’età di 86 anni; le limitazioni contingenti non condizionarono mai la sua libertà di essere se stessa in ogni circostanza. Era la personificazione della più gioiosa auto-sufficienza, che catturava il cuore di tutti quelli che la avvicinavano. Il misterioso distacco che le era caratteristico era totalmente superiore all’umana comprensione e ben bilanciato dall’amore compassionevole per tutte le creature viventi, che la rendeva vicina più di quanto possa essere il più intimo amico. Era il Maestro la cui guida era ricercata dai semplici e dagli eruditi, dagli anziani e dai bambini, da persone di culture straniere quanto da quelli legati alla tradizione. Viaggiò incessantemente, trovandosi  in ogni luogo come a casa, e nessuno fu mai uno straniero per lei.
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Le Madri del Deserto: una ricerca sulla tradizione eremitica femminile nell'Europa occidentale.
"Tutti gli studi sulla tradizione eremitica medievale nell'Europa occidentale, virtualmente riportano solo dei sommari riferimenti al grande numero di donne recluse. Per esempio, Vandenbrouck annota che nel 1320, soltanto a Roma, vi fossero 260 recluse, mentre Sainsaulieu riporta di avere trovato 455 reclusi in Francia, di entrambi i sessi, prima del decimo secolo e 3000 nei secoli sucessivi. Ancora più sorprendente è l'informazione che ci dà Fr. Delehaye, appena nel 1908, su un monastero siriaco che nel nono secolo ospitava circa un centinaio di donne che vivevano come stilite.
Uno studio della tradizione dell'anacoresi femminile è perciò uno progetto di immense proporzioni, cui questo articolo non può essere più che una superficiale introduzione generale. L'importanza dell'argomento, comunque, non può essere negata. Oltre a vivere esitenze solitarie di preghiera e di contemplazione, queste donne esercitarono una profonda influenza sulla società, sia a livello politico che spirituale.
Se Paolo, Antonio e i loro imitatori egiziani vengono chiamati padri, perchè non applicare l'equivalente femminile, madri, a Sara, Syncletica e le loro consorelle? Troviamo che come Antonio era chiamato abba [padre], così Sara era chiamata amma [madre]; Sara, insieme a Syncletica, è una delle poche donne le cui parole sono incluse nei 'Detti dei Padri'.
Sara e Syncletica sono anche considerate le precorritrici della vita solitaria nell' 'Ancrene Riwle', una regola inglese per donne eremite scritta nel dodicesimo o nel tredicesimo secolo.
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Ritratto di Sri Chandrasekharendra Sarasvati (20 maggio 1894 – 8 gennaio 1994)
Sua Santità Jagadguru Sri Chandrasekharendra Sarasvati è stato il sessantottesimo Acharya della venerata linea di successione degli Shankaracharya che onorano il Kamakoti Pitha di Kanchi. Chiunque si sia trovato alla sua augusta presenza non ha potuto mancare di richiamare alla mente l’immagine di Adi Shankara, il saggio immacolato che fu divino e insieme umano, la cui grazia salvifica fu di portata universale, e il cui interesse si riversò nei confronti di tutti, fino agli ultimi e i più miseri. Ha guidato in molti modi l’umanità verso l’elevazione mediante il risveglio interiore, dedicando incessantemente la propria vita a stabilizzare e promuovere il rinascente spirito dell’India, così che l’umanità intera ne traesse beneficio. Si dovrebbe perciò concludere che è l’infinita Grazia di Shankara che ha assunto questa nuova forma al fine di far salire il mondo di un altro gradino sulla scala della perfezione universale.

'Chandrasekarendra Sarasvati' è il nome Sannyasa (monastico) imposto a Swaminathan quando era appena tredicenne. Swaminathan nacque il 20 maggio 1894 a Villupuram (Tamil Nadu). Il padre, Subrahmanya Sastri, era un insegnate e discendeva da una illustre famiglia Brahmana del Karnataka, di tradizione Smarta, emigrata nel Tamil Nadu anni addietro. Swaminathan era il secondo figlio e gli fu dato nome Swaminathan come la divinità cui era devota la famiglia: Swaminatha di Swamimalai.
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La Grande Marcia del Sale. Gandhi, Neru e la battaglia per la giustizia sociale.
All'inizio Nehru pensò che il piano di azione di Gandhi, calmo e riflessivo, non avesse nessuna possibilità di riuscita.
"Voglio la rivoluzione" si lamentava Nehru "questo è riformismo".
"Ho fatto la rivoluzione mentre gli altri ne hanno soltanto parlato" rispose Gandhi "Quando la tua esuberanza si sarà placata e avrai esaurito il fiato, se sarai seriamente intenzionato a fare la rivoluzione, verrai da me".
E questo è ciò che Nehru effettivamente fece.
Ancora tre decenni dopo, quando era primo ministro dell'India, Jawaharlal Nehru non poteva dire esattamente perché avesse seguito Gandhi. "Noi che lo abbiamo conosciuto per molti anni, nei suoi sentimenti e nelle sue attività, se cerchiamo di capire cosa ci fosse dietro di esse, quali distanti orizzonti coprissero i suoi occhi, siamo ancora lontani dalla meta della nostra ricerca" scrisse.
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Culture Tradizionali e Culture Tecnocratiche: Due Approcci alla Realtà.
"[...]Gli esseri umani sono enti archetipi radicati nella Natura.

Qualsiasi cosa che la specie umana intraprenda necessariamente segue una struttura evolutiva archetipa che impedisce di allonatanarsi volontariamente dal proprio stato mitico e magico. Per questa ragione, tra le miriadi di bisogni che guidano l'umanità ad agire e spingersi avanti, vi è necessariamente una qualche religiosità che porta immancabilmente a formulare un concetto di Dio. Il fatto che ai nostri giorni dio sia stato rimpiazzato, agli occhi di molti, da idee di successo, dalla sete di potere o dal desiderio di acquitare una macchina nuova all'anno, non significa che il bisogno fondamentale dell'uomo sia differente.
Nel corso della vita, gli uomini ricercano vari modi per riempire gli spazi vuoti che si aprono a partire dal desiderio del divino. Per tutta la vita gli individui sono alla ricerca di surrogati per soddisfare una bramosia che non saprebbero spiegare. Se vengono meno le motivazioni fondamentali della vita - giovinezza, potere, sesso, lavoro, soldi, status, figli, ecc - inevitabilmente collassano in una direzione o nell'altra. Alcuni addirittura possono morire, quando le attività fondamentali della vita vengono loro a mancare. Non gli è rimasto nulla da fare, dal loro punto di vista.
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Libri per approfondire:

Storia della filosofia indiana Tucci Giuseppe, Laterza

Dei, demoni e oracoli. La leggendaria spedizione in Tibet del 1933 Tucci Giuseppe, Neri Pozza

Italia e Oriente  Tucci Giuseppe, ISIAO

Il paese delle donne dai molti mariti  Tucci Giuseppe, Neri Pozza

Teoria e pratica nel Mandala  Tucci Giuseppe, Astrolabio Ubaldini

Kailash, la montagna degli dei. Pellegrinaggio in Tibet sulle orme di Giuseppe Tucci  Cimino Rosa M., De Luca Editori d'Arte

Pellegrino in Asia. Opere scelte  Maraini Fosco, Mondadori

Tibet. Templi scomparsi fotografati da Fosco Maraini  Lo Bue Erberto, Ananke

 

 

Gandhi  Balducci Ernesto, Giunti Editore - Gandhi  Wilkinson Philip, IdeeAli

In cammino verso Dio  Gandhi Mohandas K., Mondadori

Teoria e pratica della non-violenza  Gandhi Mohandas K., Einaudi

Il libro della saggezza  Gandhi Mohandas K., Newton & Compton

La mia vita per la libertà. L'autobiografia del profeta della non-violenza  Gandhi Mohandas K., Newton & Compton

L'India al tempo di Gandhi. Walter Bosshard Fotografie. Ediz. italiana e inglese Giunti Editore

Parole della madre  Anandamay Ma, Astrolabio Ubaldini


"Appunti per un film sull'India" di Pier Paolo Pasolini

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