Le Madri del Deserto: una ricerca sulla tradizione eremitica femminile nell'Europa occidentale.
"Tutti gli studi sulla tradizione eremitica medievale nell'Europa occidentale, virtualmente riportano solo dei sommari riferimenti al grande numero di donne recluse. Per esempio, Vandenbrouck annota che nel 1320, soltanto a Roma, vi fossero 260 recluse, mentre Sainsaulieu riporta di avere trovato 455 reclusi in Francia, di entrambi i sessi, prima del decimo secolo e 3000 nei secoli sucessivi. Ancora più sorprendente è l'informazione che ci dà Fr. Delehaye, appena nel 1908, su un monastero siriaco che nel nono secolo ospitava circa un centinaio di donne che vivevano come stilite.
Uno studio della tradizione dell'anacoresi femminile è perciò uno progetto di immense proporzioni, cui questo articolo non può essere più che una superficiale introduzione generale. L'importanza dell'argomento, comunque, non può essere negata. Oltre a vivere esitenze solitarie di preghiera e di contemplazione, queste donne esercitarono una profonda influenza sulla società, sia a livello politico che spirituale.
Se Paolo, Antonio e i loro imitatori egiziani vengono chiamati padri, perchè non applicare l'equivalente femminile, madri, a Sara, Syncletica e le loro consorelle? Troviamo che come Antonio era chiamato abba [padre], così Sara era chiamata amma [madre]; Sara, insieme a Syncletica, è una delle poche donne le cui parole sono incluse nei 'Detti dei Padri'.
Sara e Syncletica sono anche considerate le precorritrici della vita solitaria nell' 'Ancrene Riwle', una regola inglese per donne eremite scritta nel dodicesimo o nel tredicesimo secolo.

Dunque si apre un intero nuovo approccio alla vita monastica primitiva, guardando il deserto egiziano popolato da donne quanto da uomini. Palladius menziona 2975 donne nell'Historia Lausiaca e, secondo Wallis Budge, nella sua prefazione a The Paradise of the Fathers, 'delle sessantotto storie narrate nel primo libro del Paradiso Siriaco, diciannove sono dedicate a delle donne,'Le quali', dice, erano 'capaci di vivere quanto gli uomini la severa vita dell'eremita'. Questo numero non indica di fatto una proporzione percentuale, poichè qui si tratta di donne nominate individualmente o per gruppi, e non include le innumerevoli altre anonime vergini che vivevano nel desero sia come cenobite che come recluse. Ancora più importante, forse, il fatto che quando Antonio andò nel deserto, per prima cosa introdusse sua sorella presso una comunità di 'vergini rispettate e fidate'.
Ovviamente queste comunità - che possiamo senza dubbio chiamare monastiche - esistevano da tempo prima che il 'Padre del Monachesimo' si portasse nel deserto. E possiamo tracciare la tradizione delle vergini consacrate ancora fino a tempi molto anteriori. Zenais e Philonilla sono venerate nella Menologia Greca come sorelle minori di di S.Paolo, la prima fu una reclusa, la seconda, 'non meno santa', visse nel mondo. Inoltre, nell'Antico Testamento, troviamo non solo Elijah ed Elia tra i precursori della vita eremitica, ma anche Anna la profetessa e Giuditta, venerata come patrona dei reclusi dal Burhard e nell'Ancrene Riwle.

Perchè, quindi, sono così poco conosciute queste donne, se non dagli specialisti? La straordinaria popolarità di queste storie nel Medioevo, come quella dell'eremita Maria d'Egitto, indica che deve esserci stata una lunga tradizione nei secoli addietro, proveniente dallo stesso deserto. La risposta, chiaramente, può essere che le vite dei santi furono scritte in gran parte da uomini, e destinate al pubblico dei monasteri maschili, dunque non sorprende che presentino una certa parzialità al maschile. Sebbene le vite delle Madri del Deserto siano state talvolta archiviate come 'leggende romantiche', sono invece interessanti poichè ci mostrano eventi spirituali che si riteneva fossero abbastanza importanti da dover essere tramandati. Si tratta di andare oltre al chiedersi se Maria d'Egitto realmente fece ciò che Sophronio dice che fece, o se Maria Maddalena veramente trascorse gli ultimi trenta anni della sua vita reclusa in una grotta, in un deserto senza alberi né acqua vicino Marsiglia.

Un'altra ragione della scarsa considerazione per le Madri del Deserto può essere collegata alla paura e all'ostilità verso le donne che abbonda negli scritti dei Padri della Chiesa e si riflette nelle vite dei loro confratelli del Deserto. Le donne, quali figlie di Eva, erano considerate simbolo dell'irrazionale, del desiderio e della carnalità. Antonio fu assalito da demoni che presero forma di donne e Abba Sisois rispose al lamento disperato del suo discepolo: 'Vi è un luogo senza donne, a parte il deserto?' rispondendo immediatamente: 'Dunque portami nel deserto!'. Ovviamente non riflettè sul fatto che anche il deserto era gremito di donne, tra cui, non ultima, quell' Amma Matrona che si dice abbia commentato questa conversazione (con ammirevole buon senso): ciascuno porta sé stesso ovunque vada e nessuno può sfuggire le tentazioni con la fuga.
Questa paura delle donne è espressa vividamente nella straordinaria storia di un eremita del terzo secolo, Martinian, che credeva di essersi sottratto alla minaccia del sesso femminile sistemandosi su una roccia in mezzo al mare. Tra i trucchi escogitati dal demonio per tentarlo, una donna di nome Photina, reduce da un naufragio, che con molta riluttanza il recluso salvò dall'annegamento. Ma era talmente atterrito dal pensiero di condividere la sua roccia con una donna, che immediatamente si gettò in mare. Soccorso da due delfini, proseguì la sua fuga dalle donne e viaggiò a lungo, finchè fu misericordiosamente salvato dal tormento delle donne, dalla morte.
Questo atteggiamento anti-femminile si può trovare anche nella visione che le donne avevano di sé stesse. Amma Sara era solita dire ai suoi confratelli 'Io sono una donna nel sesso, non nello spirito'. Otto secoli più tardi, fu detto di una Madre del Deserto, Christina di Markyate, quando rifiutò le proposte di un prete licenzioso: 'era più simile a un uomo che a una donna' per questa ragione, però, lui avrebbe dovuto essere chiamato donna.

Esistono molte vite di tali donne. Nel quarto secolo troviamo Alessandra che si chiuse in una tomba e fu visitata da Melania l'Anziana; Maria l'Egiziana, Tharas, e le sorelle Menodora e Metrodona, recluse in un tumulo a Pythiis; Photina che si insediò sulla roccia che era stata di Martinian, per altri sei anni dopo la brutale fuga dell'uomo terrorizzato; e ovviamente Sara e Syncletica, per nominarne solo alcune. Dalla metà del quinto secolo alla metà del sesto, troviamo, tra le altre, Anastasia, Apollonaria, Athanasia, Euphrosyne, Hilaria, Theodora, Matrona, Eugenia, Marina Eusebia Hospitia, Pelagia, fino a Marana e Cyra che vissero in catene in una piccola cella semi-coperta per quarantadue anni e che furono visitate da Theodoreto, Vescovo di Cipro.

Come ha rilevato John Anson, si possono osservare tre motivi dominanti in queste vite: 1) fuga dal mondo, talvolta per eviatre un matrimonio o una vita di peccato; 2) l'assunzione di un aspetto mascolino e conseguente emarginazione; 3) scoperta e riconoscimento, solitamente postume. Forse il carattere più interessante della vita della Madre del Deserto era l'abbigliamento in abiti maschili. Potrebbe apparire soltanto come un riflesso dell'orientamento maschile della Chiesa primitiva, ma nel deserto era anche una manovra prudente, dove una donna poteva facilmente essere scambiata per un demone e subitamente presa a botte o uccisa. Il travestimento, comunque, comportava dei pericoli, e vi furono numerosi casi in cui un 'femmineo uomo di Dio' fu accusato di seduzione da parte di un'altra donna, che poi avrebbe prodotto un bambino come prova del peccato del santo.

Se il tempo non permette un esame dettagliato di queste vite, dobbiamo spostarci a nord per vedere come questo fenomeno si fosse radicato nelle nazioni emergenti dell'Europa. Nel quarto secolo molte recluse vivevano in Italia o in Francia. Le protette di Girolamo includevano Melania la Giovane, la quale per un periodo fu reclusa presso il Monte degli Olivi, Marcella ed Asella. Quest'ultima, sebbene soltanto dodicenne, visse 'in silenzio, in una stretta cella, visitando il Paradiso' e trovando 'tutta la sua delizia nella solitudine e [perciò] fondò per sé stessa un eremitaggio monastico nel centro di Roma'. Un'altra reclusa romana, menzionata da Palladius, fu incontrata da Serapione 'Perchè rimani in solitudine?' le chiese. 'Io non resto in solitudine. Io sto viaggiando.' 'E dove stai viaggiando?' chiese ancora. ' Fino a Dio' rispose lei. Ma nonostante la sua santità, fu rimproverata per il suo orgoglio da Serapione, poichè non gli obbediva sullo spogliarsi in pubblico. Questa era una prova, agli occhi dell'ascetico Serapione, che ella non era del tutto indifferente al mondo. Altre furono Romana, che visse in una grotta del Monte Soratte fino alla morte nel 324 all'età di undici o dodici anni; e, in Francia, Vitalina una solitaria di Auvergne incontrata da Martin di Tours, e poi Florence, Menna e Triaise.

Arrivando al quinto secolo, troviamo invece una situazione piuttosto strana. Troviamo infatti solo una reclusa nella Gallia, in contrasto con almeno quindici recluse nei paesi Celti. Alla fine del quinto, tre recluse vivevano vicino Rheims, ma erano di origine irlandese. Nel sesto secolo sei recluse vivevano in Gallia, di cui tre vengono menzionate da Gregorio di Tours; una in Belgio, tre in Italia. Spostandoci al settimo secolo, troviamo quattro donne solitarie che vivevano nei Paesi Bassi, due delle quali di origine irlandese; tre nella Gallia, tutte irlandesi; due in Italia, entrambe inglesi. Nel nono secolo la proporzione comincia ad aggiustarsi: due in Belgio, una delle quali irlandese; tre in Gallia; due in Italia; due in Irlanda e sette in Inghilterra. Tra esse, la più nota fu Lioba che, alla morte di Bonifacio, abbandonò il mandato di badessa di Tauberbischofsheim e andò a vivere in solitudine con poche compagne. [...]

Si possono tentare alcune conclusioni da questi pochissimi esempi, per quanto possibile per le notorie difficoltà a identificare e datare i santi celti delle Isole Britanniche. Nonostante l'esempio di S. Martino di Tours, e nonostante gli alti onori tributati agli eremiti che vivevano a Lerins o nella vicina isola di Lero, la vita eremitica non ebbe tanta popolarità in Gallia come invece accadde in Irlanda. All'inizio del sesto secolo, le pratiche ascetiche irlandesi della solitudine e del pellegrinaggio ebbero vasta diffusione e gli eremiti erano talmente numerosi da essere un problema per la Chiesa organizzata. Come ha rilevato Nora Chadwick: 'Le forme maggiormente sviluppate di anacoresi nella Chiesa Celtica non sembrano avere avuto origine dagli Anacoreti delle montagne e delle foreste della Gallia... Le loro affinità sono invece certamente de ritrovare con i solitari e le piccole comunità in Egitto, Siria, Palestina e Mesopotamia'. Questa teoria, che vede le radici della spiritualità celtica nel modello del deserto, con poche o nessuna influenza da parte del continente, spiega il numero sproporzionato di recluse irlandesi in relazione alla controparte continentale. [...]

Nell'undicesimo secolo, la vita eremitica assunse nuovamente l'importanza dei primi secoli. Tra l'undicesimo e il quindicesimo secolo Sainsaulieu registra 3000 nomi in Francia. Doerr elenca 433 nomi di donne recluse e di loro eremitaggi nella sola Germania meridionale e Clay riporta 75a celle eremitiche e più di 650 nomi, di cui 180 sono donne. Questo incremento del numero non si deve collegare solo a un aumento della popolazione, ma anche a un notevole incremento della religiosità laica. Gli ideali incarnati da Pier Damiani e S.Bernardo ebbero una profonda influenza sulla vita ascetica che si riflette sul crescente numero di individui che incontrarono la propria vocazione nella vita eremitica. I sermoni basati sulle vite dei santi ebbero anch'essi una profonda influenza nell'affinare la sensibilità dei laici. Perciò, troviamo, tra gli altri, la regina Margherita di Scozia che frequentemente si ritirava in una grotta non distante da Dunfermline per un periodo di preghiera e di meditazione; Diemut di Wessobrun, noto copista di manoscritti; Chelidonia che visse come reclusa per sessanta anni nelle montagne vicino a Subiaco; Damgerosa che visse in solitudine per cinquanta anni su una collina vicino Le Mans; e, in Inghilterra, Christina di Markyate. Christina può servire come esempio perfetto dei vari elementi che abbiamo visto in questa veloce panoramica attraverso i secoli alla ricerca delle Madri del Deserto.

Christina nacque nel 1096, ad Huntingdon in Inghilterra - dove, come abbiamo visto, la tradizione eremitica era tenacemente radicata. Pronunciato presto il voto di verginità a St.Alban, fu promessa contro la sua volontà ad uno dei Burhred. Contro l'opposizione dei genitori e del vescovo, che aveva tentato di sedurla, seguì l'esempio delle Madri del Deserto e fuggì, travestita da uomo. Prese rifugio presso l'eremita Alfwen a Flamstead, dove rimase per due anni prima di spostarsi in una piccola cella presso l'eremitaggio di San Ruggero. Dopo quattro anni di clausura, ritornò a Markyate e, sebbene invitata a diventare superiora di una comunità di monache, decise di rimanere una reclusa e pronunciò formale professione monastica nel 1130. Sebbene solitaria, fu partecipe agli avvenimenti del mondo e fu consigliera di Geoffrey, abbate di St. Alban.
Per tutta la vita, nonostante le difficoltà e le malattie che soffrì, emerge come una persona di grande equilibrio che 'aveva trovato la sua stabilità in una vita di preghiera e di solitudine'.

Siccome questo articolo è una semplice ricerca introduttiva alla tradizione anacoretica femminile, ricordiamo solo di passaggio le due famose 'Regole' per recluse diffuse nel dodicesimo secolo, l' 'Aelred of Rievaulx' e l' 'Ancrene Riwle'. Entrambe sono infuse dello spirito Cistercense ed entrambe sono adattamenti della Regola Benedettina, con l'aggiunta del misticismo di Antonio e di Cassiano. Dallo stesso secolo provengono le lettere scritte da Abelardo ad Eloisa, nelle quali egli narra l'origine degli ordini religiosi femminili ed esalta le virtù della vita solitaria vissuta da tali persone, come Maria l'Egiziana:
'Costruiamoci dunque un rifugio nel deserto così che possiamo meglio comparire di fronte al Signore, ed essendo preparati, contribuire a servirLo, così che la società umana non possa scuotere il letto del nostro riposo, disturbare la nostra quiete, coltivare nelle nostre menti tentazioni e distrazioni che ci possano sviare dalla nostra santa chiamata'.

Se molte persone non hanno familiarità con le prime Madri del Deserto, è ben nota la grande fioritura di trattati mistici scritti nel quattordicesimo secolo. La tradizione cui appartenevano gli autori era già molto antica e dobbiamo essere grati se, nel nostro secolo, possimo beneficiare ancora dell'esperienza e delle illuminazioni delle recluse medievali.
Una di queste fu Giuliana di Norwich. Virtualmente non si sa nulla della sua vita. Tutto ciò che abbiamo sono i suoi scritti. Ma questo anonimato è la perfetta conclusione delle sue opere poichè, certamente, questo era l'obiettivo di tali sante donne. Si ritirarono dal mondo e cercarono la reclusione e l'occultamento al fine di dedicare sé stesse interamente alla contemplazione. L'opera di Giuliana parla per lei come la storia dei fatti non potrebbe mai fare. La sua armonia spirituale, l'equilibrio e l'integrazione sono testimonianza della validità della vita solitaria.

Sebbene alcuni racconti delle prime vite siano sovente assurdi o addiritura comici, nondimeno la motivazione spirituale è reale e, come senza dubbio molti saranno a conoscenza, la ricerca della solitudine è un fenomeno molto reale nel nostro tempo. [...]"

L'intero articolo originale di Margot H. King, corredato da numerose note biografiche e bibliografiche, è reperibile all'indirizzo:
http://www.peregrina.com/matrologia/desertmothers1.html
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Libri per approfondire:

 

Bede Griffiths:

Fiume di compassione. Un commento cristiano alla «Bhagavad Gita» Griffiths Bede, Appunti di Viaggio

Una nuova visione della realtà. Scienza occidentale, misticismo orientale e fede cristiana Griffiths Bede, Appunti di Viaggio

Il Cristo universale  Griffiths Bede, Queriniana

Thomas Merton:

La montagna dalle sette balze Merton Thomas, Garzanti

La contemplazione cristiana  Merton Thomas, Qiqajon

Pensieri nella solitudine  Merton Thomas, Garzanti

Raimon Panikkar:

L'esperienza della vita. La mistica  Panikkar Raimon, Jaca Book  

La nuova innocenza. Innocenza cosciente  Panikkar Raimon, Servitium

 

 

Elemire Zolla:

Conoscenza religiosa (scritti 1969-1983) Zolla Elémire, Storia e Letteratura  

Archetipi Zolla Elémire, Marsilio

Lo stupore infantile Zolla Elémire, Adelphi

 

Mistici:

La via di un pellegrino. Racconti sinceri di un pellegrino al suo padre spirituale  Anonimo russo, Adelphi 

Sentinelle dei deserti. Uomini e donne eremiti nei primi secoli del cristianesimo  Martini Luca, Il Leone Verde

L'incendio d'amore  Rolle Richard, Il Leone Verde