"Abhinavagupta, eminente filosofo, esteta e santo fu uno dei più importanti Acharya [Maestri] del Monismo Shivaita. Non si conosce la sua data di nascita esatta, ma apprendiamo da alcuni suoi lavori, come il Tantraloka e il Paratrimshika Vivarana, che visse in Kashmir nell’XI secolo. Un avo di Abhinavagupta era un famoso Brahmino, Attrigupta, grande maestro Shivaita e discepolo di Kanauj, invitato in Kashmir da re Lalitaditya. Dunque Abhinavagupta nacque in una famiglia dalla lunga tradizione di devoti e discepoli Shivaiti. Suo padre Narasimhagupta (Cukhulaka) e sua madre Vimalakala ebbero una grande influenza sulla sua vita e si crede che entrambi si sottoponessero a severe austerità per meritare un figlio straordinario dotato di poteri spirituali. Tradizionalmente ritenuto Yoginibhu (figlio di una Yogini), padroneggiava materie quali metafisica, poesia ed estetica in età molto precoce. Possedeva gli otto poteri dello Yoga indicati dai Sasta. I suoi biografi testimoniarono il suo possesso dei sei grandi segni spirituali, come descritti nel 'Malinivijayotara Shastra'.
Lo Shivaismo del Kashmir fu classificato da Abhinavagupta in quattro sistemi: Krama, Spanda, Kula e Pratyabijnya. Krama tratta dello spazio e del tempo, Spanda del movimento, Kula della scienza della totalità e Pratyabijnya della scuola del Riconoscimento [il ‘Riconoscimento di Shiva’ è la dottrina della realizzazione spirituale Shivaita – ndt] Le sue due maggiori opere poetiche, Dhavnyalokalocana e Abhinava Barati sviluppano la ricerca sulla natura dell’esperienza estetica. In entrambe le opere Abhinavagupta afferma che l’esperienza estetica si situa oltre l’esperienza del mondo e utilizza la parola 'Alaukika' per distinguere il sentire originario dal successivo accadere mondano. ‘Rasa’ – approssimativamente tradotto in ‘estetica emotiva ’ - è uno dei concetti capitali dell’estetica indiana classica, che influenza largamente le teorie di pittura, scultura, danza, poesia e teatro. La teoria del Rasa afferma che la rappresentazione delle emozioni è il dominio e l’oggetto specifico del discorso poetico. Il linguaggio del sentimento non è un linguaggio privato; piuttosto un sistema simbolico, o un gioco di linguaggio, che è comprensibile a coloro che ne hanno appreso le convenzioni e l’uso. Le emozioni espresse in un poema non sono proiezione delle condizioni mentali del lettore, né i sentimenti privati del poeta; piuttosto sono elementi oggettivi che costituiscono il poema come contenuti cognitivi. Rasa è ritenuto essere contenuto in specifici fattori che utilizzino un linguaggio appropriato. Il poeta sceglie un tema perché vi vede le potenzialità emozionali e lo sfrutta drammatizzandone le caratteristiche. I sostenitori della teoria del Rasa ritenevano che in esso fosse il significato del fraseggio poetico, ma avevano idee differenti sulla definizione di arte. […] Secondo Abhinavagupta l’arte non consiste soltanto nell’evocare dei sentimenti, ma una vera opera d’arte, oltre a possedere una carica emotiva, deve avere potere di suggestione e capacità di produrre vari significati. Occorre inoltre che non possieda soltanto significato letterale e metaforico, ma deve anche possedere significato evocativo, che non è affatto collegato agli altri due. Perciò l’esperienza estetica non può essere vissuta al pari delle ordinarie esperienze mondane. Un vero oggetto estetico non stimola soltanto i sensi ma soprattutto l’immaginazione dello spettatore. Quando l’immaginazione è stimolata l’esteta spettatore viene trasportato in un mondo di sua creazione. Questa emozione de-individualizza l’individuo liberandolo dagli elementi che costituiscono l’individualità, come lo spazio, il tempo, ecc e lo solleva al livello universale. Abhinavagupta scartò l’argomentazione di astrazioni linguistiche, volgendo l’attenzione alla mente umana, in particolare la mente del lettore o dello spettatore di un opera letteraria. Il primo passa del progetto di Abhinavagupta fu il riconoscere che la teoria del rasadhvani [Rasa] non poteva essere compresa come una teoria astratta sulla struttura linguistica. Rasadhvani può essere compresa soltanto in termini psicologici. Secondo questo sistema il lettore deve essere il fulcro della critica letteraria. L’obiettivo deve essere di procurargli piacere, ma un piacere che non leghi l’anima al corpo. Quindi attribuì statuto divino alle arti e indicò Shanta Rasa come il Rasa supremo. Secondo Abhinavagupta il piacere che deriva da una vera opera d’arte non è minore del piacere divino. Così come si deve costantemente lottare ed esercitarsi nel distacco per raggiungere l’Onnipotente, così un vero conoscitore dell’arte deve imparare a distaccare l'opera da ciò che lo circonda e che gli accade ed osservarlo autonomamente. Così, quello che nella vita reale può causare dolore può invece essere causa di piacere nell’arte. Nel Dhvanyaloka Anandavardhana osserva: ‘Nel regno della poesia i parametri consueti di verità e falsità non hanno interesse. Ogni tentativo di trovare o scoprire se un poema (o un’altra composizione letteraria) è vero o falso impiegando i mezzi dell’intelletto conduce solo al ridicolo.’ Dunque commenta: ‘Una tale persona sarà ridicola, perché non competente o incapace di apprezzare l’esperienza estetica, o perché la sua mente è diventata ottusa indulgendo nella sterile logica.’ Perciò una 'volontaria sospensione del giudizio' è un prerequisito fondamentale per godere dell'arte. " Geetika Kaw Kher
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