L'Essere Individuale e L'Essere Universale
di Swami Pitambarananda

"Leggendo il commento di Sankara alla Mandukya Upanishad (verso 3) troviamo la seguente osservazione: 'Diversamente il Sè interiore sarebbe circoscritto dal corpo, come viene affermato dai Samkhya e da altri; e in tale caso la specifica affermazione delle Upanishad, che il Sè è non-duale, non si distinguerebbe in alcun modo dalle altre, per cui non vi sarebbe distinzione tra l'Advaita e le altre filosofie, quali il Samkhya. Ma si deve riconoscere che tutte le Upanishad concordano nell'indicare l'unità del tutto con il Sè.'
Leggendo queste parole il sadhaka [aspirante] che che non conosca il Sankhya, chiederà una spiegazione semplice, in linguaggio spirituale. La questione è fondamentale e deve essere affrontata nel dettaglio. Ne discuteremo osservandola da tre punti di vista:
1. La filosofia del Sankhya
2. I Rishi del Vedanta e la loro realizzazione
3. La corrispondente attitudine nel vero sadhaka.

La Filosofia Sankhya.

[...] Mentre la scienza raccoglie dati verificabili a livello sensibile, i filosofi Sankhya espressero delle generalizzazioni sul piano sottile basate su verità sottili, percepite attraverso i metodi di concentrazione dello yoga. Le loro conclusioni furono le seguenti:
- Vi sono due categorie di esistenza eterne: coscienza e materia.
- Esistono innumerevoli enti coscienti chiamati purusha
- Tutta la materia, grossolana e sottile, è unificata da una matrice continua chiamata prakriti.
- L'infinita prakriti funziona in presenza del purusha e si evolve nel mondo. Il suo scopo è dare esperienza (godimento) ai purusha e quindi liberarli nello stato di kaivalya o moksha.

Kaivalya o moksha significano la dissociazione consapevole dalla prakriti. L'uomo soffre le varie miserie a causa della sua errata identificazione con le evoluzioni della prakriti dalla materia grossolana fino alla buddhi (intelletto). Dunque moksha significa la consapevole dissociazione dalla prakriti, lasciandola lavorare per gli altri. Tale individuo (il mukta) è libero da ogni possibilità di miseria. I Sankhya non sanno se esista qualcosa come l'ananda, o beatitudine, differente dalla possibilità di liberarsi dal dhukha, o dolore.
Non vi è realmente un Dio nella filosofia Sankhya. Vi si dice:' Se Dio è perfetto, perchè avrebbe creato l'universo? Se Dio è imperfetto, non può averlo creato.' Si accetta invece una divinità governante, onniscente e onnipotente: quell'individuo che, invece di godere la sua separazione dalla prakriti, identifica se stesso con la prakriti nella sua interezza, piuttosto che con le sue singole evoluzioni. Costui acquista il potere di dirigere gli eventi del mondo.
Dunque i Sankhya non sono ingannati dai sensi come un empirista, ma sono comunque confusi dalla buddhi, come risulta dalla separazione posta tra il purusa e la prakriti. Affermano: 'Il purusa non ha sukha-duhkha [felicità e dolore]' e pongono la differenza tra le percezioni individuali sukha-duhkha quale prova dell'esistenza di un numero infinito di purusha. Questo significa che non trovano la capacità di liberare la coscienza dal senso del 'mio'.

I Rishi del Vedanta e la loro Realizzazione.

I Rishi [saggi, veggenti] del Vedanta non sostengono l'individualismo, né sono impauriti dalle miserie, poichè sanno che la beatitudine è la loro vera natura. Le loro concezioni sono le seguenti:
- La Realtà Suprema è uno-senza-secondo.
- La Sua natura è Essere-Coscienza-Beatitudine initerrotta.
- Essa si manifesta in infinite forme.
- Le forme nascondono la natura della Realtà, l'assoluto Essere-Coscienza-Beatitudine, perciò chiamiamo queste forme 'materia', o 'cose'.
- Insieme alle numerose forme create o proiettate, ma meglio sarebbe dire apparse, vi è uno strumento chiamato mente (che include la buddhi), dotato del potere di dividere le forme in categorie soggettive e oggettive. Le anime individuali (purusha) appaiono differenti solo a causa dell'errata identificazione della coscienza con gli oggetti della categoria soggettiva; identificazione che non si basa sulla Realtà. Se io sono alla ricerca della 'mia realtà', non potrò raggiungere la Realtà Suprema finchè tutto ciò che è 'mio' non sia stato eliminato.
- La Beatitudine è la nostra natura. E' identica alla Consapevolezza, che nulla ha a che vedere con le forme. Finchè Essa appare identificata con una forma particolare, la beatitudine è preclusa e l'irrealtà, l'apparente distinzione tra soggetto e oggetto, produce perpetua tensione. Questo poichè ogni volta che possediamo un oggetto o ce ne dissociamo, stabiliamo una separazione tra noi e l'oggetto, separazione foriera di continue tensioni. La tensione cessa soltanto dove non vi è più separazione. Questo non si ottiene né rifiutando gli oggetti, né abbracciandoli, poichè in nessuno dei due casi si risolve la separazione.
- Moksha, o perfezione, consiste nella realizzazione che:
a) non ci sono 'cose', tutto consiste nel cambiamento di forma della sola Realtà, una-senza-secondo.
b) La separazione tra soggetto e oggetto non è reale, e non vi è alcuna separazione nella Coscienza. Anche la separazione nella materia (tra le forme della coscienza) è causata dalla mente, essa stessa apparenza della Realtà.
c) Lo stesso Dio, Sat-Cit-Ananada [Essere-Coscienza-Beatitudine] appare come Io, tu, lui, lei ecc - oggetti e soggetti di questo mondo. Tutte le apparenze sono illusorie poichè Dio non cambia mai ed è al di là di tutte le forme; dunque nessuna separazione è possibile nell'Essere-Coscienza-Beatitudine.
d) Dio appare come 'Io' e 'mondo', ma nella moksha Si rivela in Se stesso, senza separazione, senza forma, come nel nirvikalpa samadhi descritto da Ramakrisna. E' questa l'infinito Essere-Coscienza-Beatitudine, l'Uno-senza-secondo. Questa è la sorgente del sentire un immutabile Atman dentro di noi, è al di là del multiforme, è reale e assoluta quiete - ogni altra quiete è solo un riflesso di questa in altri piani; questo è il supremo bene e perfetta beatitudine, questo è il non-duale.
- Questo è Dio. Egli (o Ella) è perfetto. Non ha alcun motivo o obiettivo per creare il mondo, per cui dà l'impressione di essere imperfetto. E' nella sua natura apparire in miriadi di forme. E' infatto la realtà Assoluta che, senza alcun cambiamento, senza alcuna separazione, appare nell'esistenza fenomenica. Allora diciamo che si tratta del 'potere dell'apparenza' e identifichiamo questo potere come femminile; perciò quando Quello [neutro, ndt] sembra possedere un potere, viene definito come Egli [maschile, ndt] e il potere come femminile. Jnaneshwar così ne dice: 'E' l'essenza di tutti gli zeri (cioè, quando tutto è ridotto allo zero, si consegue la Realtà); ma questo potere (di apparire molteplice) viene concettualizzato come un'entità femminile, che fa apparire 'Quello' come 'Egli' e Colei che appare come un potere dovuto alla sua presenza'.
- Tutti noi siamo uno, o meglio non-differenti, in Dio.

La corrispondente attitudine nel vero sadhaka.

[...] Al vero sadhaka è insegnato a pensare e a sentire in questo modo: 'Questo corpo, la mente e il resto non sono miei, lo sperimentatore in me non sono 'io', ma tutto appartiene alla Realtà, la Realtà è lo sperimentatore, la cosa esperita e l'esperienza stessa'.
Alla luce della verità del Vedanta, come rivelata dai Rishi, è perfettamente chiaro che è la Realtà Assoluta ad apparire come sadhaka in una delle sue forme illusorie. Poichè la forma è illusoria e la Realtà è nascosta, il sadhaka percepisce tutte le parti e le fasi della sua personalità come reali e appartenenti a sè stesso, e anche gli innumerevoli oggetti del mondo, animati, inanimati, uomini, donne, ecc., tutti separatamente reali, e la dicotomia soggetto-oggetto creata dalla mente anch'essa come reale. Ma grazie alla misteriosa 'lila' [gioco] della Realtà, il sadhaka arriva presso una persona (o più persone) nella sua vita presente che riconosce rappresentare la Verità, la cui vita vede come la vera vita, e se ne sente attratto. Nel suo sentire 'Egli o Quello è il mio supporto, io sono sostenuto solo da Quello e così è il mondo intero'; o 'Io appartengo a Lui e così il mondo, e Lui appartiene a me'; 'Non vi è né mondo né io, solo Lui è e Lui solo'. Questo dà inizio a un processo di illuminazione di tutte le parti e le fasi della personalità, degli oggetti del mondo e della dualità sogetto-oggetto. Ma il sadhaka è ancora un sadhaka; la Realtà non si è ancora manifestata a lui. Il potere velante o dell'illusione, chiamato Maya, funziona su di lui in altre modalità. (Una delle quali è la tendenza del sadhaka a perpetuare l'individualismo e la dipendenza dalla buddhi. Vi sono anche altre forme in cui maya si manifesta nella mente del sadhaka)

Ma nella vita del vero sadhaka l'autorità suprema sono i rishi-vakyas [detti dei saggi] come spiegati dai grandi acharya [maestri], le incarnazioni e il guru. Attraverso l'amore per queste fonti e il distacco da tutto il resto, compresi gli oggetti, le persone e la propria personalità - mediante la conoscenza dell'illusorietà delle apparenze del Reale - il sadhaka evolve progressivamente, superando gli ostacoli della mente e dell'esterno. Dipendendo dal potere di tali autorità, che costantemente lo sospingono avanti, e dalle loro parole di guida, il sadhaka prede a rivedere i suoi pensieri, sentimenti e volontà. Continua ad assorbire il gioco luminoso nella forma delle autorità finchè non perviene infine alla piena realizzazione del Brahman, l'Uno senza secondo."

http://www.advaitaonline.com/magazine/2005-04/04-03.htm

rssfeed
Condividi:
Email Drucken Favoriten Twitter Facebook Myspace Stumbleupon Digg MR. Wong Technorati aol blogger google reddit Yahoo
 
 Libri per approfondire:


L'appello dell'Acarya. I discorsi di Madras Chandrasekharendra Sarasvati, Asram Vidya

La liberazione in vita (Jivanmuktiviveka)  Vidyaranya, Adelphi

Upanisad antiche e medie a cura di P. Filippani Ronconi Bollati Boringhieri

Svetasvatara Upanisad Asram Vidya

Brhadaranyaka Upanisad con il commento di Sankara Asram Vidya

Prasna Upanisad Asram Vidya

Mândûkya Upanishad. Con le Kârikâ di Gaudapâda e il commento di Shamkara. Asram Vidya

Chandogya upanisad con il commento di Sankara Asram Vidya

Taittiriya Upanisad Asram Vidya

Lo Yoga. Immortalità e Libertà Eliade Mircea, BUR

Tecniche dello yoga Eliade Mircea, Bollati Boringhieri

Bhagavadgita  Adelphi - Bhagavadgita Feltrinelli

L'istruzione in un migliaio di versi - Upadesasahasri Shamkara, Asram Vidya

Aparokshânubhûti. Autorealizzazione. Con testo sanscrito Shamkara, Asram Vidya 

Vivekacudamani. Il gran gioiello della discriminazione. Con testo sanscrito. Shamkara, Asram Vidya

Brahmasutra con il commento di Sankara  Asram Vidya

Opere minori. Vol. 3 - Vol. 2  Vol. 1  Shamkara, Asram Vidya

Jnana-yoga  Vivekânanda Swami, Astrolabio Ubaldini

Yoga pratici Vivekânanda Swami, Astrolabio Ubaldini

Vita di Ramakrishna Rolland Romain, Vidyananda

Ramakrishna e i suoi discepoli Isherwood Christopher, Guanda

Il vangelo di Sri Ramakrishna Gupta Mahendranath, Vidyananda

 

"Adi Shankaracharya" film di G.V. Iyer

You must have Flash Player installed in order to see this player.
I video di questa sezione sono tratti da YouTube [vedi canale]